Il rimborso delle spese di assistenza stragiudiziale ha natura di danno emergente, consistente nel costo sostenuto per l’attività svolta da un legale in fase pre-contenziosa. Tale esborso, ai fini della possibilità di porlo a carico del danneggiante, deve essere valutato ex ante, in vista di quello che poteva ragionevolmente presumersi essere l’esito futuro del giudizio. L’attività stragiudiziale, anche se svolta da un avvocato, è intrinsecamente diversa rispetto alle spese processuali e, se la liquidazione deve avvenire secondo le tariffe forensi, essa resta soggetta ai normali oneri di domanda, allegazione e prova secondo l’ordinaria scansione processuale, al pari delle altre voci di danno emergente. (Tribunale civile Rovigo sentenza n. 511 del 28 giugno 2024)
L’attività deve essere stata potenzialmente idonea ad evitare un giudizio, valutata ex ante. La sentenza del Tribunale di Roma n. 13215/2025 ha stabilito che “le spese sostenute per attività stragiudiziale sono riconoscibili come danno emergente solo quando tale attività sia stata necessaria e utile”.
È necessaria la prova dell’effettivo esborso. La Corte d’Appello di Catanzaro, sentenza n. 715/2025, ha chiarito che “le spese stragiudiziali sono rimborsabili solo qualora il danneggiato fornisca la prova dell’effettivo esborso delle somme richieste”.


